Sesta Vita – Vajont, 9 ottobre 1963

The Gospel according to All: Sesta Vita. L’eterna caccia di Lei e la fuga di Lui ci portano nel Vajont, durante la tragica notte del 9 ottobre 1963.

The Gospel according to All – Sesta Vita

Vajont, 9 ottobre 1963

Disastro_Vajont

Quando l’onda si abbattè sulla città, Lui attendeva ignaro. Un bicchiere di vino, un tavolo appartato in osteria.

Quando l’onda si abbattè sulla città, Lei cacciava senza tregua. Correva sui tetti, scrutava i volti alle finestre.

Il rombo correva dalla montagna, assieme a un vento che puzzava di marcio. Un rombo che saliva d’intensità, che faceva tremare le mura.

E poi venne il boato, e il bicchiere si ruppe nelle mani di Lui. Gli uomini furono spazzati via come ramoscelli al vento. Rimasero sospesi in aria per qualche attimo, mentre lurto stracciava vestiti e carni.

Lui cercò lo sguardo del ragazzo più lontano, e occupò la sua coscienza. Poi dentro alla donna dietro al bancone, poi dentro all’uomo in motorino, poi dentro alla ragazza che scappava. Su, su, sempre più su, verso la montagna. Le urla della gente erano spilli che penetravano nella carne. Carne che passava, annientata e sbriciolata, una dietro l’altra.

Venne il boato, e Lei venne sbalzata via dalle tegole, mentre le mura schizzavano verso altre mura e uomini veniva trasformati in proiettili. Lei lo vide, mentre passava da un’anima a un’altra, cercando di sfuggire alla catastrofe. Gli corse dietro, incurante delle urla e degli scoppi. Pietre la colpivano, senza scalfirla. Brandelli di pelli e carni volavano in aria.

E poi venne l’onda, un’immensa massa d’acqua che si abbattè sulla città e risucchiò tutto al suo interno, come le fauci di un mostro. Lui corse verso le pendici della montagna, senza mai voltarsi. Gli uomini che gli correvano accanto affondavano nel fango, venivano trascinati giù dall’acqua. Lui entrò nella coscienza di quello più alto. Sentì l’acqua che si alzava sopra di lui, un mostro che gli ghermiva le spalle. Entrò nella coscienza di un uomo ancora più in alto, poi ancora più in alto. Non c’erano uccelli, erano già fuggiti tutti.

Venne l’onda, una cascata in un lago di terra, come un’esplosione senza fuoco. Lei si trascinò fuori, senza lasciarsi trasportare dall’acqua. Mentre il mondo veniva spazzato via, lanciato in aria e poi cancellato, Lei proseguì verso le pendici della montagna.

Il boato si spostò verso il fondo della valle, e l’onda proseguì il suo percorso. Lei vide un uomo che arrancava tra le rocce e il fango, molti metri più in alto, unico segno di vita in un mare di terra. Il vento sembrava essersi placato.

Lei si voltò indietro, verso quella che era stata la città. L’onda aveva formato un lago di fango e carne. I corpi erano sulle rive. Brandelli di uomini giacevano sulle rocce e sui pezzi di asfalto, gettati via.

Lei tornò sui suoi passi. L’acqua gorgogliava e fluiva, intorno a quella carne, come una melodia. Una melodia che chiedeva la sua misericordia.

Si voltò per l’ultima volta a guardare in alto. La montagna era cupa e silenziosa.

Lui non c’era più.

Neppure la città.

Vajont

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